Programma Trento 2007 ITA

4° Convegno Internazionale di Micotossicologia
6 -7 Dicembre 2007 - Trento

"Avvelenamenti o danni igienico-sanitari provocati da funghi superiori: aggiornamenti sulla sintomatologia e confronto di esperienze"

PROGRAMMA 6 dicembre

INTOSSICAZIONI DA FUNGHI SUPERIORI:
AGGIORNAMENTI ED ESPERIENZE A CONFRONTO

Ore 8.30 Registrazione
Ore 9.00 SALUTO DELLE AUTORITÀ
APERTURA DEI LAVORI: L. Villa (Agrate MI)
Moderatori: T. Della Puppa (Milano) - D. Acquarone (Berlino - D)

9.30 - 10.00 M. Donini (Trento) - Le intossicazioni da funghi nella Provincia Autonoma di Trento
Riassunto: Nel 1998, la Giunta Provinciale di Trento fornisce le direttive per l'attuazione della Legge 23 agosto 1993, n. 352; viene istituito il Centro Provinciale di Controllo Micologico, che fra i vari compiti ha anche quello di consulenza ed intervento in occasione di presunti casi di intossicazione. Nella relazione vengono presentati i dati disponibili dell'ultimo ventennio, ma è solamente a partire dal 1999 che il nuovo organismo istituito presso l'Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari consente, grazie alla reperibilità micologica svolta nei mesi estivi, di stilare una mappa completa dei casi di intossicazione da funghi nella Provincia Autonoma di Trento. Le informazioni, elaborate in base alla frequenza registrata e alla gravità degli episodi, si rivelano un valido strumento di prevenzione e un'ottima occasione di confronto. L'analisi dei dati evidenzia che in Trentino gli avvelenamenti più importanti sono causati dalla ingestione di Cortinarius speciosissimus e Tricholoma pardinum, esito atteso se si considera la diffusione delle due specie su tutto il territorio. L'autore, grazie ad una pluriennale esperienza, presenta quindi l'approccio più consono al raggiungimento di una diagnosi corretta in tempi adeguati. L'esame di eventuali residui del pasto è sempre il primo passo per la determinazione di eventuali funghi velenosi. Nelle intossicazioni da Cortinarius speciosissimus la sindrome provocata orienta già sulla specie responsabile; tale ipotesi sarà confermata, oltre che dall'esame macro-microscopico, dal test di Pöder. Nelle intossicazioni da Tricholoma pardinum i sintomi causati non sono altrettanto incriminanti e l'esame macro e microscopico sui resti di cibo sarà determinante.
Abstract: In 1998, the Council of the Province of Trento issued the directives in execution of Law 23 August 1993, n. 352 and the Provincial Center for Mycological Controls was founded, that among several tasks, also had to give assistance in cases of presumed poisoning. The report shows the available data on the last two decades, but it is only since 1999 that the new Center founded by the Provincial Office for Health Services is able, thanks to the mushroom picking activity in the summer months, to write a complete map of the cases of mushroom poisonings in the Independent Province of Trento. The data, elaborated on the basis of reported frequency and case seriousness, are a reliable instrument for prevention and a good opportunity for comparison. The data analysis shows that in the Trentino Region the most serious poisonings are caused by the ingestion of Cortinarius speciosissimus and Tricholoma pardinum, which is not an unexpected result considering that the two species are very easily found in the area. The author, thanks to a long experience over the years, introduces a more successful approach to attain a correct diagnosis in the shortest time. The analysis of food remnants is still the first step for the determination of possible toxic fungi. The poisoning syndrome provoked by Cortinarius speciosissimus immediately identifies the responsible species; this hypothesis is confirmed by macro-microscopical analysis and by the Pöder test. The poisoning symptoms caused by Tricholoma pardinum are not equally evident and the macro-microscopical analysis is essential.

10.00 - 10.30 P. Zilker (Monaco) - Sindromi falloidee in Germania: casistica e terapia

10.30 - 11.00 L. De Haro (Marsiglia) - Intossicazioni da funghi: la situazione in Francia
Mushroom intoxications: situation in France with discovery of new syndromes.
Riassunto: L'abitudine crescente di mangiare funghi selvatici ha condotto ad un aumentata incidenza di intossicazioni da funghi in Francia fin dagli ultimi anni '80. Come in tutto gli altri paesi europei, la maggior parte degli eventi letali è dovute a specie contenenti l'amatossina, una tossina all'origine di epatocitolisi fulminanti. Comunque, le intossicazioni più frequenti sono dovute a funghi meno pericolosi con una comparsa dei sintomi più precoce entro 6 ore. Alcuni nuove sindromi da intossicazioni fungine sono state descritte in Francia fin dai primi anni '90. In queste sindromi i sintomi compaiono generalmente a oltre sei ore dall'ingestione del pasto. La prima sindrome è la quella causata da Amanita proxima, in cui si osserva una tubulopatia renale acuta. A. proxima è un fungo raro che cresce in un'area molto limitata nel sud della Francia. Il danno renale appare prima e non ha la stessa prognosi infausta della sindrome orellanica, in cui qualche volta può essere anche necessario un trattamento dialitico per alcuni giorni. Spesso si osserva una citolisi epatica moderata, ma questo fatto non cambia la prognosi. Questa sindrome è stata notata per la prima volta in Francia nel 1992, e poi in Spagna ed in Italia. Nello stesso periodo, una sindrome simile è stata descritta negli USA ed in Canada con Amanita smithiana e in Giappone con Amanita pseudoporphyria. Una seconda sindrome, denominata eritromelalgia, è stata inizialmente descritta nel tardo XIX secolo in Giappone ed in Corea del Sud con Clitocybe acromelalga e dal 1996 in Francia e dopo in Italia con Clitocybe amoenolens. Il quadro clinico è caratterizzato dall'insorgenza 24 ore dopo il pasto di parestesie e da un'intensa sensazione di dolore urente alle estremità con eritema ed edema locale. Le tossine responsabili sono probabilmente gli acidi acromelici, identificati in entrambe le specie. La terza sindrome è stata descritta, quando sono stati segnalati diversi casi dei rabdomiolisi massiccia dal 1993 in Francia e dal 2001 in Polonia dopo ingestione di grandi quantità di una specie fino allora ritenuta commestibile e preziosa, il Tricholoma equestre. Questi casi dei rabdomolisi erano associati a complicazioni respiratorie e cardiache (miocardite), potenzialmente letali. Infine, sono stati osservati diversi casi di atassia cerebellare e confusione dopo l'ingestione di marasche crude o non abbastanza cotte (del genere Morchella). Un indagine nazionale è stata attualmente condotta nei centri antiveleno francesi, per aumentare la conoscenza su questa tossicità sconosciuta. Conclusione: Diverse nuove sindromi sono state descritte nelle ultime decadi. Sono tutte caratterizzate da un processo citotossico e da un esordio dei sintomi piuttosto ritardato. Un'ulteriore comprensione ed un miglior monitoraggio terapeutico dei pazienti possono essere raggiunti solo dopo aver attraversato alcuni dei seguenti stadi: descrizione di una nuova entitá clinica; identificazione della specie responsabile (il ruolo importante dei micologi…); dimostrazione sperimentale della sua implicazione; isolamento delle tossine e studio del loro meccanismo di azione. Una collaborazione pluri-disciplinare tra tossicologi clinici e micologi è quindi necessaria.
Abstract: The growing popularity of eating wild mushrooms has led to an increase in the incidence of mushroom poisonings in France since the end of the 1980s. As in all other European countries, most fatalities are due to amatoxin-containing species at the origin of fulminant hepatocytolysis. However, the most frequent intoxications are due to less dangerous mushrooms at the origin of early syndromes characterised by an onset shorter than 6 hours. Several new mushroom poisoning syndromes have been described in France since the early 1990s. In these syndromes the onset of symptoms generally occurs more than six hours after the ingestion of the meal. The first one is the syndrome induced by Amanita proxima in which acute tubulopathy is observed. A. proxima is a rare mushroom which grows in a very limited area in Southern France. The renal failure appears earlier and does not have the same bad prognosis as the orellanine induced syndrome even dialysis treatment is some times necessary during few days. A moderate hepatic cytolysis is often observed but does not change the prognosis. This syndrome was first observed in France in 1992, and then in Spain and Italy. At the same period, a similar syndrome was described in the USA and Canada with Amanita smithiana and in Japan with Amanita pseudoporphyria. A second syndrome called erythromelalgia has initially been described as the late 19th century in Japan and South Korea with Clitocybe acromelalga, and since 1996 in France and then in Italy with Clitocybe amoenolens. The clinical feature is characterised by the development 24 hours after the meal of paraesthesias and intense sensation of burning pain in the extremities with erythema and local swelling. Responsible toxins are probably acromelic acids identified in both species. The third syndrome was described when several cases of massive rhabdomyolysis have been reported since 1993 in France and 2001 in Poland after ingestion of large amounts of and edible and, until then, valuable species called Tricholoma equestre. These cases of rhabdomyolysis are associated with respiratory and cardiac (myocarditis) complications leading possibly to death. Finally, several cases of cerebellar ataxia and confusion have been observed after ingestion of raw or not enough coked morels (genus Morchella). A national survey is actually performed in the French poison centres Net in order to increase the knowledge about this unknown toxicity. Conclusion : Several new syndromes have been described in the last decades. They are all characterised by a cytotoxic process and a rather long delay for the onset of the symptoms. Further understanding and improvement of therapeutic monitoring for patients can only be obtained after going through several stages including : description of a new clinical entity; identification of the responsible species (important role of the mycologists…); experimental demonstration of its implication; isolation of the toxins and exploration of their mechanism of action. A pluri-disciplinary collaboration including clinical toxicologists and mycologists is thus necessary.

11.00 - 11.30 Coffee-break - Posters

11.30 - 12.00 P. Moro - Assisi (Milano) - Le intossicazioni da funghi in Italia: problematiche diagnostiche e terapeutiche
Riassunto: Le intossicazioni da funghi in Italia sono un problema rilevante sia per il numero di casi sia per la gravità delle manifestazioni cliniche. Le richieste di consulenza tossicologica per intossicazioni da funghi o sospette tali, pervenute al CAV di Milano in 10 anni di attività (1996-2006), sono state 9.586, di cui 7.766 casi clinici. Spesso, la singola consulenza sottendeva la presenza di più commensali, per questo il numero reale dei pazienti coinvolti è maggiore a quello rilevato. In 2.318 casi i pazienti hanno presentato manifestazioni cliniche gastrointestinali con una latenza superiore alle 6 ore dall'ingestione, che ha fatto sospettare un'intossicazione da funghi contenenti amatossine. I decessi registrati in questo gruppo sono stati 22, sono stati sottoposti a trapianto di fegato 9 pazienti; mentre tutti gli altri sono stati dimessi dopo, in media, 7 giorni dall'ingresso in ospedale. Al CAV di Milano, nella stagione 2006, tramite un follow-up, è stato effettuato uno studio con l'obiettivo di valutare l'efficacia degli strumenti diagnostici e terapeutici, in acuto. Dal 1/09 al 15/12/2006, su un totale di 492 casi con problematiche cliniche determinate dall'ingestione di funghi, è stato estrapolato un campione di 343 casi che in base alla clinica è stato suddiviso in 3 sottocampioni: a) 284 con soli disturbi gastrointestinali, b) 26 con epatite acuta evoluta in 4 decessi ed 1 trapianto e 4 insufficienze renali croniche, c) 29 con manifestazioni neurologiche o altro. Con questo studio si è verificato sia la disponibilità degli strumenti diagnostici, come l'esame micologico (effettuato solo nel 32% dei casi) e il dosaggio dell'amanitina urinaria, oltre al tempo di latenza dei disturbi e l'entità degli stessi. E' stata anche valutata la fattibilità degli interventi terapeutici suggeriti e la conseguente compliance clinica. Riguardo alle specie fungine coinvolte nelle intossicazioni a breve latenza, in questo studio è emerso un dato molto interessante, nel 45,4% dei casi (129 pazienti), è stata individuata come responsabile, una specie commestibile, rappresentata soprattutto dal genere Boletus (48,8%). La nostra esperienza clinica diretta ci consente di affermare che nelle intossicazioni da funghi è di fondamentale importanza una corretta diagnosi, soprattutto, quando si tratta di amatossine, in quanto il precoce inizio della terapia più adeguata rappresenta il reale salvavita per i pazienti, dato che al momento non si può contare sull'uso razionale di nessun antidoto.
Abstract: Mushroom poisonings are still an important problem in Italy, due to the amount of cases and the severity of clinical manifestations. Between 1996-2006, the Poison Control Centre (PCC) of Milan received 9.586 calls for suspected mushroom poisonings and 7.766 clinical cases were collected. It's likely that poisoned patients had been much more, because frequently more relatives or friends had eaten the same mushrooms, but not all of them were admitted together at the same hospital and not all of the physicians called a toxicologist. An amatoxin poisoning was suspected in 2.318 patients who presented onset of symptoms after more of six hours postingestion: 22 patients died and 9 were liver transplanted. A study to assess the availability of diagnostic aids, the compliance with the protocol of treatment suggested and the fungine species involved was conducted in Autumn 2006. Among 492 cases of suspected mushroom poisonings collected between 1/09 -15/12/2006 a follow up could be perfomed in 343 patients: symptoms occurred within six hours postingestion in 254 cases, after six hours in 89 cases; 284 patients showed only gastrointestinal symptoms; 29 presented other symptoms; 30 showed liver (26 patients) or renal impairment (4 patients): 4 patients died, 1 was liver transplanted and 4 had chronic renal insufficiency. The urinary amanitin analysis was recommended for 47 patients, but it was performed only for 34 of them. The mycological examination of the remaining mushrooms was made in 110 poisonings (32%) and showed up an unexpected result: 129 patients (45,4%) among the 284 who showed only gastrointestinal symptoms had eaten an edible mushrooms; 62 Boletus, 22 Armillaria, 11 Macrolepiota were found, 34 mixed edible fungi.

12.00 - 12.30 G. Sassi (Lugano) - Flammer (Zurigo) - Intossicazioni da funghi in Svizzera: sistema di prevenzione nazionale
Riassunto: I casi di intossicazione grave da funghi in Svizzera negli ultimi 20 anni sono diminuiti in modo notevole, e quelli mortali sono diventati rari. Negli ultimi tre anni gli unici due casi mortali verificatisi sono stati a quanto pare dei suicidi. Nel corso di questi 20 anni in Svizzera si è sviluppato un sistema di controllo ufficiale dei funghi grazie al quale tutti i funghi messi in vendita sia nei commerci come anche sulle bancarelle dei mercati o venduti privatamente devono essere stati controllati da un controllore ufficiale di funghi. Questo ha reso praticamente impossibile una intossicazione da funghi velenosi tramite funghi venduti. Per le persone che invece raccolgono per uso proprio i funghi si è costituita una rete di controllori volontari dai quali i cercatori di funghi possono recarsi per far controllare il raccolto: a seconda dei Cantoni tali controllori possono essere stati scelti e incaricati dai Comuni stessi oppure sono membri di società micologiche che si sono messi spontaneamente a disposizione. Tali controllori sono autorizzati (e obbligati) a sequestrare tutti funghi non commestibili (sia perché tossici o perché avariati) che vengono loro sottoposti al controllo. Questa rete conta ormai centinaia di controllori sparsi in tutta la Svizzera. Grazie a ciò possiamo dire che nessuna persona che negli ultimi anni ha sottoposto a controllo i funghi raccolti è stata mai intossicata. Tutti i casi riguardano persone che non hanno fatto controllare il raccolto. La formazione di questi controllori si svolge in genere sull'arco di tre anni e si conclude con un esame federale. Per migliorare il servizio a livello dei ricoveri ospedalieri si sono poi formati degli "esperti in urgenza", istruiti alla determinazione delle specie incriminate in un'intossicazione seria e interpellabili da parte degli ospedali. In tal modo gli ospedali possono rivolgersi a questi esperti e riuscire a sapere con più precisione quale specie è responsabile di un'intossicazione in modo da iniziare un trattamento più mirato. Questa collaborazione è vista come necessaria anche perché i medici ospedalieri, per la grande maggioranza, non dispongono delle conoscenze micologiche necessarie per una distinzione dei vari casi. Grazie a questo sistema, che va ulteriormente ampliato, si spera di ridurre ancora i casi di intossicazione grave. Resta da superare ancora la riluttanza di parte dei raccoglitori a far controllare il raccolto, specialmente da parte di persone di origine straniera, che ultimamente sono quelle più esposte alle intossicazioni gravi, per motivi di ordine culturale ed anche per la differenza tra la flora micologica del loro paese rispetto alla nostra, che li espone a pericolose confusioni.
Abstract: In Switzerland, during the last 30 years, deaths due to mushrooms intoxications have dropped from 4-5 per year to almost nothing, and the same happened to poisoning due to Amanita phalloides and the like. This result was achieved through a capillary extension of mushrooms control on all the swiss territory, control done by inspectors instructed by VAPKO. This report is showing the training of inspectors and how this service functions. It is thanks to this service that death by poisoning is now very rare.

Discussione

13.00 - 14.30 Pranzo

Pomeriggio

I FUNGHI NELL'ALIMENTAZIONE:
ASPETTI IGIENICO-SANITARI


Moderatori: P. Aureli (Roma) - Kob (Bolzano)

14.30 - 15.00 P. Aureli (Roma) - I funghi nell'alimentazione

15.00 - 15.30 D. Monteleone (Roma) & S. Borrello - Principali caratteristiche regolamentari della nuova normativa sulla sicurezza alimentare applicata anche al settore funghi
Riassunto: Dal 1993 il settore alimentare è stato investito dal susseguirsi di profonde crisi, quali l'emergenza " contaminazione da diossina" e "mucca pazza" che hanno portato a livello comunitario ad una ristrutturazione dell'assetto normativo al fine di perseguire il miglioramento della sicurezza degli alimenti a salvaguardia della salute del cittadino. Tale riordino normativo, già avviato a partire dal 1997 con il "libro verde" e poi successivamente con il "libro bianco" nel 2000, ha visto la sua realizzazione nel cosiddetto "Pacchetto Igiene" che a partire dal 1° gennaio 2006 ha abrogato la normativa verticale di settore sull'igiene dei prodotti alimentari. Vengono così sanciti nuovi principi, come l'importanza della prevenzione a monte anziché del controllo a valle attraverso una maggiore responsabilizzazione degli operatori del settore, il ricorso al principio di precauzione e all'analisi del rischio nella gestione delle attività di controllo a medio e lungo termine, e ne vengono confermati altri come il sistema di autocontrollo basato sui principi dell'HACCP nonché l'importanza della rintracciabilità come strumento per garantire la sicurezza alimentare. Nell'ambito del quadro normativo del Regolamento 178/2002 che fissa i principi e requisiti generali della legislazione alimentare ed in particolare le responsabilità del produttore sulla sicurezza degli alimenti, si inseriscono i nuovi Regolamenti CE 852-853-854-882/2004. I Regolamenti 852 e 853/2004 stabiliscono indirizzi generali e fissano gli adempimenti che competono agli operatori. I regolamenti 854-882/2004 fissano i compiti dell'autorità pubblica, riguardo in particolare agli accertamenti rivolte alle verifiche sulle procedure produttive. I Regolamenti 852-882/2004 sanciscono norme di carattere generale per tutti gli alimenti, alimenti di origine vegetale, anche funghi pertanto, mentre i Regolamenti 853-854/2004 fissano disposizioni specifiche per gli alimenti di origine animale. In rapporto alla normativa precedente, nel settore funghi, non sono interessate dal provvedimento abrogative la Legge n. 352 del 23 agosto 1993 e il DPR n.376 del 14 luglio 1995. Pertanto rimangono ancora in vigore le prescrizioni relative a: lista positiva delle specie commestibili - autorizzazione comunale alla vendita di funghi freschi spontanei - ispezione micologica (ASL) di funghi freschi spontanei - requisiti qualitativi - etichettatura. La nuova normativa orizzontale, si applica a tutte le fasi della produzione (coltivazione o raccolta dei funghi), trasformazione (essiccamento, taglio, confezionamento, ecc …) distribuzione (trasporto e vendita), esportazione degli alimenti. La produzione primaria (elemento innovativo) per il settore micologico è rappresentata da: Coltivazione del fungo o raccolta del fungo selvatico - Operazioni nell'azienda di produzione o nel sito di raccolta che non ne alterino sostanzialmente la natura - trasporto verso uno stabilimento di lavorazione. In base al Reg.882/2004 è previsto l'esame dei sistemi di controllo posti in atto dall'operatore, quali l'HACCP, le buone prassi igieniche, le buone prassi di fabbricazione e le corrette prassi agricole (produzione primaria).
Abstract: Since 1993 the food industry has been hit by deep crisis, which led to the rearrangement of the European body of legislation to achieve higher levels of food safety and consumers' protection. This reorganization began with the "Green book" in 1997 and eventually resulted in the so called "Hygiene package". Regulations EC 852 and 882/2004 lay down general rules for all food categories, mushrooms included. Horizontal provisions are applicable to all production stages from primary production up to distribution and export, however Law n. 352 of 1993 and Presidential Decree n.376 of 1995 are still in force.

15.30 - 16.00 O. Tani (Cesena) - Esperienze degli Ispettorati Micologici: le realtà locali
Riassunto: Questo progetto si è posto due obiettivi: censire le specie fungine sospettate di avere provocato intossicazioni e riconosciute dal micologo che è intervenuto; verificare se sono registrate fra queste specie anche quelle che si consumano per tradizione popolare in alcune regioni, nonostante siano considerate tossiche o, quantomeno, non commestibili nella letteratura più diffusa; recepire ed evidenziare casistiche micotossicologiche che si discostano dalle situazioni ricorrenti;
prendere atto quanti Ispettorati Micologici siano veramente operativi e quanti intervengano nelle sospette intossicazioni da funghi: conoscere così anche la loro organizzazione e, conseguentemente, prendere atto della situazione in ambito nazionale. Si è ricercata a tale proposito la collaborazione da parte degli Ispettorati presenti in tutte le regioni, in tutto 330. Non esiste una evidenza nazionale relativa alle intossicazioni da funghi, il dato si ferma spesso ad alcune regioni, quindi attraverso le attività degli I.M. si presumeva di avere dati, evidenze, verificare ufficialmente quali funghi fossero stati coinvolti nelle intossicazioni o quantomeno presunti tali. Da una analisi dei dati si evidenzia una presenza costante di alcune specie nelle intossicazioni da funghi, alcune già conosciute, altre invece, considerate normalmente ottime commestibili, sono state riscontrate in numerosi casi, quindi è opportuno stimolare, ricercare un approfondimento maggiore. Non figurano invece le specie fungine della tradizione popolare o, perlomeno, non hanno incidenze rilevanti, quindi sarebbe opportuno approfondire se e quando queste diventano tossiche, in quali condizioni, oppure rivedere le considerazioni sulla loro commestibilità. Molti sono gli interrogativi che ci poniamo, è opportuno una volta conosciuto il dato statistico, indirizzare la ricerca, spronare lo studio, impostare verifiche. La mancata collaborazione attesa, pone in risalto, fra altre, una considerazione: i funghi, quali alimenti, le attività connesse alla produzione, commercializzazione, sommistrazione degli stessi, ed infine le intossicazioni che possono provocare, non sono certamente una priorità in ambito sanitario. E' opportuno prendere atto quanto siano efficaci le attività del micologo nell'ambito della prevenzione, la sistematica collaborazione micotossicologica alle strutture sanitarie nelle emergenze e, non ultimo, il riconoscimento di una grande responsabilità professionale, ancora oggi negata.

16.00 - 16.30 O. Petrini (Bellinzona) - Motivazioni scientifiche alla base della normativa europea sui metalli pesanti negli alimenti
Riassunto: I metalli pesanti si definiscono come elementi aventi una densità superiore a 5g/cm3. Questi penetrano nel corpo principalmente attraverso l'inalazione ed l'ingestione e quest'ultima rappresenta la principale via di esposizione nella popolazione umana. Di alcuni di questi, come ferro, cobalto, rame, manganese, molibdeno, vanadio, stronzio, e lo zinco, necessita il corpo umano sotto forma di tracce. Quantità eccessive di mercurio, piombo o cadmio, ma anche di ferro, manganese o alluminio possono, invece, essere tossici per l'organismo e il loro accumulo nel corpo può portare saltuariamente a seri avvelenamenti. Mentre l'avvelenamento acuto per alcuni metalli pesanti, come il mercurio o il piombo è noto da decadi, gli effetti dannosi in seguito all'assorbimento cronico degli altri metalli pesanti sono diventati di pubblico interesse solo dopo che metodi analitici hanno reso possibile di scoprirli anche in quantità minime. In Europa, il regolamento della commissione (EC) n. 466/2001 dell' 8 marzo 2001 stabilisce il massimo livello di certi inquinanti nei generi alimentari, anche dei metalli pesanti. Secondo il regolamento,"… i massimi livelli devono essere fissati ad un livello preciso, ragionevolmente raggiungibile seguendo le buoni pratiche agricole, della pesca ed industriali e prendendo in considerazione il rischio connesso con il consumo del cibo. Nel caso di inquinanti che sono considerati cancerogeni genotossici o in casi dove l'esposizione continuativa della popolazione o di gruppi vulnerabili della popolazione è vicina alla o supera la soglia tollerabile, il massimo livello deve essere fissato ad un livello così basso che sia ancora ragionevolmente raggiungibile." I principi seguiti per fissare livelli massimi adeguati per i metalli pesanti dovrebbero basarsi su noti supporti scientifici. Secondo il codice Alimentarius, il livello massimo deve essere determinato per quei cibi in cui l'inquinante può essere trovato in quantità significative per l'esposizione totale del consumatore ed egli dovrebbe essere stabilito in modo da proteggere adeguatamente il consumatore. I livelli massimi devono basarsi su principi scientifici fondati ed accettabili a livello mondiale, da permettere anche il commercio internazionale. Le informazioni tossicologiche dovrebbero includere identificazione, tossicocinetica e tossicodinamica della sostanza tossica/ delle sostanze tossiche, studi sulla sua metabolizzazione in uomini ed animali, così come informazioni sulla sua tossicità acuta ed a lungo termine ed su altre tossicità rilevanti. Un consiglio competente tossicologico integrato relativo all'accettabilità ed alla sicurezza dei livelli di assunzione, includendo informazioni su alcuni gruppi della popolazione particolarmente vulnerabili, è anche di fondamentale importanza. Questi dati devono essere completati con delle informazioni sulla presenza dei metalli pesanti in cibi di valore nutrizionale, combinati con dati relativi agli alimenti ingeriti in gruppi di consumatori con media e massima esposizione, con risultati ottenuti da studi sulla dieta in generale e con dati calcolati sul consumo in base a modelli di consumo alimentare, così come con informazioni inerenti al consumo in gruppi particolari. Considerazioni di un commercio equo devono valutare l'esistenza o la probabilità di problemi nel commercio internazionale, di informazioni su regolamenti internazionali, in particolare i dati e le considerazioni su cui si basano tali regolamenti. Tutti questi dati devono essere esaminati in ambito di una più ampia valutazione del rischio, che dovrebbe condurre alla determinazione di livelli di consumo massimi giornalieri.
Abstract: Heavy metals are defined as those elements with a density higher than 5g/cm3. They enter the body mainly through inhalation and ingestion, the latter being the main route of exposure in the human population. Some of them, such as iron, cobalt, copper, manganese, molybdenum, vanadium, strontium, and zinc are needed in trace amounts by the human body. Excessive amounts of mercury, lead, or cadmium, but also iron, manganese, or aluminium, on the other hand, can be toxic to the organism and their accumulation in the body may occasionally lead to serious poisoning. While acute poisoning by some heavy metals such as mercury or lead has been known since decades, detrimental effects after chronic absorption of heavy metals has become of public interest only after analytical methods have made it possible to detect them in very small amounts. In Europe, Commission Regulation (EC) No 466/2001 of 8 March 2001 sets the maximum levels in foodstuffs for certain contaminants, including heavy metals. According to the regulation,"… maximum levels should be set at a strict level which is reasonably achievable by following good agricultural, fishery and manufacturing practices and taking into account the risk related to the consumption of the food. In the case of contaminants which are considered to be genotoxic carcinogens or in cases where current exposure of the population or of vulnerable groups in the population is close to or exceeds the tolerable intake, maximum levels should be set at a level which is as low as reasonably achievable (ALARA)." The principles to be used in setting adequate maximum levels for heavy metals should rely on sound scientific grounds. According to the Codex Alimentarius, maximum levels should be set for those foods in which the contaminant may be found in amounts that are significant for the total exposure of the consumer and they should be established in a way that adequately protects the consumer. Maximum levels must be based on sound scientific principles that are acceptable worldwide, so that international trade is possible. Toxicological information should include identification, toxicokinetics and toxicodynamics of the toxic substance(s), study of its metabolism by humans and animals, as well as information about acute and long term toxicity and other relevant toxicity. An integrated toxicological expert advice regarding the acceptability and safety of intake levels, including information on any population groups which are specially vulnerable is also of paramount importance. These data should be complemented with information on the presence of heavy metals in foods of dietary significance, combined with food intake data for average and most exposed consumer groups, results from total diet studies and calculated intake data from food consumption models, as well as with information on intake by special groups. Fair trade considerations should evaluate existing or potential problems in international trade, information about national regulations, in particular on the data and considerations on which these regulations are based. All these data need to be evaluated in a comprehensive risk assessment that should lead to the establishment of maximum daily intake levels.

16.30 - 16.45 Discussione

Moderatori: D. Monteleone - O. Tani
17.00 - 18.30 Tavola Rotonda: Certificazione per la commercializzazione nelle varie regioni Abitudini alimentari e modi d'uso delle specie fungine


PROGRAMMA 7 dicembre

NOVITÀ DI MICOTOSSICOLOGIA


Moderatori: M. Donini (Trento)

9.00 - 9.30 E. Brunelli (Trento) - Sindrome di Szechwan e Auricularia auricula-judae
Riassunto: Nella relazione Sindrome di Szechwan e Auricularia auricula-judae, l'Autore illustra sulla base della letteratura recente l'azione di Auricularia polytrycha e A. auricula-judae sulla coagulazione del sangue per effetto delle sostanze contenute in questi funghi nel ridurre le adesività e l'aggregazione delle piastrine. Ne consegue un quadro clinico di diatesi emorragica di modesta entità, che potrebbe però assumere rilevanza clinica in rapporto alle dosi consumate ed in particolari condizioni soggettive. Nel contempo si riferisce che l'uso di questi funghi nella cultura cinese è consigliato in diverse situazioni patologiche e comunque va considerato un mezzo per allungare la vita.

9.30 - 10.00 A. Valli (Trento) - Rabdomiolisi da Russula subnigricans
Riassunto: Nella relazione Rabdomiolisi da Russula subnigricans, l'Autore Alberto Valli illustra, sulla base della recente letteratura gli effetti tossici di Russula subnigricans, fungo di recente identificazione da parte del micologo giapponese Hongo. La sua crescita è limitata all'Estremo Oriente, condivide lo stesso habitat con Russula nigricans dalla quale poco si differenzia e che è un fungo largamente raccolto per il consumo in quanto molto apprezzato da quelle popolazioni. La rivelazione della rabdomiolisi che il fungo determina è seguita infatti a raccolta di Russula subnigricans scambiata per Russula nigricans.Viene posto il confronto tra questo quadro e quello determinato da Tricholoma equestre s.l. Le modalità di ingestione e i tempi di latenza sono così diversi per cui anche il tossico in causa deve essere diverso. Dal fungo sono state isolate delle sostanze che potrebbero essere responsabili di questo nuovo quadro clinico mortale.

10.00 - 10.30 P. Franchina (Verona) - Sindrome encefalica da Pleurocybella porrigens
Riassunto: Nell'ultimo decennio sono state descritte in letteratura svariate nuove forme di micetismo i cui sintomi si manifestano generalmente dopo 6 ore o più dall'ingestione. Tra queste la più recente è quella segnalata nel 2004 in Giappone legata all'assunzione di Pleurocybella porrigens in pazienti con anamnesi positiva per insufficienza renale. La sindrome è caratterizzata, dopo una latenza di circa 2-3 settimane, dalla comparsa di una encefalopatia convulsiva (edema cerebrale multifocale). Pleurocybella porrigens è uno dei funghi più comuni e popolari in Giappone ed è anche coltivato su scala industriale in strutture dedicate. Il fungo, chiamato in Giappone "Sugihiratake" e nei paesi anglosassoni "fungo ad ala d'angelo", è un basidiomicete che si sviluppa saprofita su rami o tronchi morti di conifere di Abies alba e Picea abies. Presenta un cappello bianco di circa 2,5-10 cm di diametro, a forma di conchiglia, piatto, carnoso, con una carne bianca e molto sottile. Le lamelle sono di color bianco avorio, fitte, adnate o decorrenti su quasi tutto il gambo. La sporata è bianca. Il gambo talvolta ben sviluppato, altre volte assente, mostra una evidente peluria bianca alla base.
Alcuni testi di micologia definiscono il fungo come commestibile, di sapore grato, sia pure con un retrogusto di ago di abete. Ad oggi sono stati segnalati 46 casi di encefalopatia da Pleurocybella porrigens. La maggior parte dei pazienti coinvolti presentava insufficienza renale ed era cronicamente sottoposto a trattamento emodialitico. I pazienti intossicati presentavano lievi prodromi, quali malessere generale, difficoltà di deambulazione e tremori, senza sintomi gastrointestinali (nausea, vomito o diarrea); tali sfumati sintomi erano seguiti a distanza di alcuni giorni da disturbi più marcati della coscienza e crisi epilettiche (fino allo stato di male epilettico). Nei pazienti non si sono osservati segni o sintomi encefalici da infezione batterica o virale quali febbre, mal di testa o rigor nucale. In circa la metà dei pazienti si è dovuti ricorrere a intubazione endotracheale e a ventilazione meccanica per deficit respiratorio da sedazione e impiego di farmaci miorilassanti, richiesti dalla grave crisi epilettica. I decessi registrati sono stati complessivamente 15, avvenuti in genere da una settimana a un mese dall'inizio della sintomatologia. Per poter spiegare la comparsa dell'encefalopatia si è ipotizzato che il fungo abbia subito una mutazione genetica, verosimilmente legata a fattori ambientali e atmosferici, con conseguente produzione di sostanze tossiche non ancora identificate che non verrebbero eliminate con le urine, producendo un effetto tossico da accumulo. Esami chimici eseguiti su esemplari di Pleurocybella porrigens di crescita spontanea non hanno sinora evidenziato la presenza di micotossine prodotte da muffe infettanti i carpofori o di tossine note. Un recente studio ha dimostrato che in esemplari di P. porrigens raccolti nei distretti in cui si sono manifestati i casi di intossicazione vi è un'alta concentrazione di metaboliti della vitamina D. Tali sostanze, agonisti o antagonisti della vitamina D, nei pazienti con insufficienza renale cronica si accumulerebbero nel sangue, sviluppando ipocalcemia o ipercalcemia, situazioni queste che potrebbero determinare una sindrome encefalica.

Discussione

10.40 - 11.00 Coffee braek

ASPETTI TASSONOMICI E MORFOBOTANICI

Moderatori: M. Floriani (Trento)

11.00 - 11.30 C. Rossi (Bolzano) - Funghi allucinogeni
Riassunto: Vengono presentati in modo sistematico e tassonomico le principali specie fungine che causano un avvelenamento di tipo allucinogeno. In particolare specie del Genere Psilocybe, Panaeolus, Conocybe, Gymnopilus e Inocybe.

11.30 - 12.00 P. Nieminen (Finland) - Toxicity of the Tricholoma equestre complex and similar effects by other mushroom genera
Riassunto: In passato, il tricholoma giallo ( T. equestre e T. flavovirens) veniva consumato ed commercializzato in diversi paesi europei. Nel 2001, Bedry ed altri, hanno riportato diversi casi di miotossicità causata da consumi ripetuti di T. equestre. Lo stesso si osservava in Polonia (Chodorowski ed altri 2002, 2003) in casi isolati. Negli studi su topo (Bedry ed altri 2001) è stata scoperta una relazione dose-risposta tra i valori plasmatici della creatina-chinasi (CK) e l'ingestione di estratti di T. equestre assieme a rabdomiolisi. Il presente progetto è stato iniziato per confermare la tossicità sospettata di T. equestre nei topi e per controllare se altri funghi possano causare effetti simili. Lo specie incluse oltre a T. equestre/flavovirens erano il cantarello (Cantharellus cibarius), il porcino (Boletus edulis), con un gambo marrone i boletus (Leccinium versipelle), il polypore di pecora (Albatrellus ovinus) e le russule commestibili (una mistura di Russula xerampelina, R. decolorans, R. vinosa e R. flava). Anche i funghi coltivati (Agaricus bisporus, Pleurotus ostreatus e Lentinula edodes) sono stati esaminati. Il primo esperimento ha incluso il T. equestre essiccato e polverizzato a 0, 3, 6 o 9 g/kg di peso corporeo die per 5 giorni. Anche prove positive (il P. phenylenediamine a 75 mg/kg/die ) e negative (il B. edulis essiccato a 9 g/kg/die ) sono state utilizzate. I topi del gruppo esposto a 9 g/kg/die di T. equestre hanno mostrato un aumento della CK. Sorprendentemente, lo stesso è stato scoperto anche per quelli esposti a 9 g/kg/die di B. edulis. Nello studio sull'esposizione subcronica i topi sono stati sottoposti a T. equestre fresco congelato a 12 g/kg/die per 28 giorni. Oltre alla miotossicità erano elevati i valori della bilirubina nel plasma. In istologia, campioni cardiaci hanno mostrato un'infiltrazione linfocitaria pericardica, mentre rimanevano invariati il muscolo scheletrico, il rene ed i campioni epatici. Le prove relative ad altre specie fungine hanno prodotto un aumento di CK e transaminasi nel plasma in topi esposti a 3-9 g di funghi/kg/die, ma la dose richiesta variava a seconda della specie fungina. Gli effetti più evidenti sono stati causati dalle russule con un effetto di dose-risposta sull'attività delle CK nel plasma. Risultati preliminari hanno mostrato nei funghi coltivati un'aumentata attività di CK nel plasma causata da L. edodes, transaminasi aumentati dovuti a P. ostreatus e livelli di bilirubina plasmatici più alti in seguito al consumo di A. bisporus. Mentre il consumo di T. equestre sembra essere potenzialmente pericoloso, i topi hanno reagito nei confronti all'esposizione in maniera molto individuale con attività di CK invariate addirittura nel gruppo con la maggiore dose di esposizione. Gli effetti sembrano aumentare in seguita ad un'esposizione prolungata come si vede nelle scoperte patologiche sui campioni cardiaci. La possibilità che l'attività di CK aumentata in parte derivi dal muscolo cardiaco non può sfuggire. Le recenti raccomandazioni delle Autorità italiane, francesi ed spagnoli proibiscono l'uso commerciale di T. equestre. La sensibilità individuale agli effetti tossici dei tricholomi può variare e perciò il consumo di T. equestre non può essere considerato sicuro con certezza. Effetti simili sono stati causati da specie notoriamente commestibili; l'effetto non è necessariamente specifico di T. equestre, ma può essere condiviso da specie di diversi tipi fungini. Inoltre, la diversità tassonomica del complesso T. equestre dovrebbe essere valutata ed le diverse forme esaminate per una loro eventuale miotossicità.
Abstract: The yellow tricholoma (T. equestre or T. flavovirens) was previously consumed and marketed in several European countries. In 2001, Bedry et al. reported several cases of myotoxicity caused by repeated T. equestre consumption. The same was observed in Poland (Chodorowski et al. 2002, 2003) in isolated cases. In mouse studies (Bedry et al. 2001) a dose-response relationship between the plasma values of creatine kinase (CK) and the ingestion of T. equestre extracts was detected together with rhabdomyolysis. The present project was initiated to confirm the suspected toxicity of T. equestre on mice and to screen if similar effects could be caused by other mushrooms. The species included in addition to T. equestre/flavovirens were the chanterelle (Cantharellus cibarius), the cèpe (Boletus edulis), the brown birch boletus (Leccinium versipelle), the sheep polypore (Albatrellus ovinus) and edible russulas (a mixture of Russula xerampelina, R. decolorans, R. vinosa and R. flava). Also cultivated mushrooms (Agaricus bisporus, Pleurotus ostreatus and Lentinula edodes) were tested. The first experiment included dried, pulverized T. equestre at 0, 3, 6 or 9 g/kg body mass/d for 5 d. Also positive (p-phenylenediamine at 75 mg/kg/d) and negative (dried B. edulis at 9 g/kg/d) controls were used. Mice in the 9 g T. equestre/kg/d group displayed increased CK values. Surprisingly, the same was also detected for B. edulis at 9 g/kg/d. In the subchronic exposure study mice were subjected to freshly frozen T. equestre at 12 g/kg/d for 28 d. The plasma bilirubin values were elevated in addition to myotoxicity. In histology, the cardiac samples showed pericardial lymphocyte infiltration, while the skeletal muscle, kidney and liver samples remained normal. The tests on other mushroom species yielded increased plasma CK and transaminase activities in the mice exposed to 3-9 g mushroom/kg/d, but the dose required varied according to the mushroom species. The clearest effects were caused by russulas with a dose-response effect on the plasma CK activities. Preliminary results on cultivated mushrooms showed increased plasma CK activities caused by L. edodes, increased transaminases due to P. ostreatus and higher plasma bilirubin levels after A. bisporus consumption. While T. equestre consumption seems to be potentially dangerous, the mice reacted to exposure in an individual manner including animals with unelevated CK activities also in the highest dose group. The effects seem to augment with prolonged exposure as seen in the pathological findings of the cardiac samples. The possibility that the increased CK activities partly derive from cardiac muscle cannot be overlooked. Recent recommendations issued by Italian, French and Spanish authorities prohibit the commercial use of T. equestre. Individual sensitivity to the toxic effects of tricholomas may vary due to which the consumption of T. equestre cannot be considered safe with certainty. As similar effects were caused by well-known edible species, the effect is not necessarily specific to T. equestre but shared by species of diverse mushroom genera. In addition, the taxonomic diversity of the T. equestre complex should be assessed and the various forms tested for myotoxicity.

12.00 - 12.20 A. Gennari (Arezzo) - Clitocybe amoenolens e sosia
Riassunto: In questo contributo vengono discussi i vari aspetti tassonomici di Clitocybe amoenolens "responsabile della sindrome acromelalgica", con le specie più o meno simili di: C. acromelalga, C. gibba, C. costata, C. squamulosa, C. alkaliviolascens, Lepista inversa, L. splendens e L. lentiginosa.

Pomeriggio

NOVITA' MICOLOGICHE


Moderatori: G. Consiglio (Bologna)

14.30 -15.00 R. Pöder (Innsbruck) - Cosa sono i funghi?
Abstract: Like in other sciences, mycologists have to know with which organisms they are working. For both practical and intellectual reasons it is important to have access to a realistic phylogeny of Fungi that gives us answers to questions like: what are the natural properties of organisms on which any classification should be based, and which are the proper names of classes allowing us an effective scientific communication? In the past decade, mainly due to advanced DNA sequencing technologies, our knowledge on the "nature of fungi" has greatly increased. (For an advanced phylogeny see "A phylogeny for kingdom Fungi. Deep Hyphae issue", Mycologia 98 (6), 2006.) Thus, the dark times in which Fungi were, for example, defined as "plants without chlorophyll" should be over now. There is a huge body of evidence that the "true fungi" (members of the kingdom Fungi) belong, together with the Animalia, to the Opisthokonta, one of the eight eucaryan crown groups (or subdomains?) recognized today. Consequently, a more realistic popular definition of fungi might be "animals with cell walls", but scientifically we should say that they share a common ancestor with multicellular animals (Metazoa) and not with plants. Equally important is to understand that "Pseudofungi" or fungus-like organisms like slime moulds (e.g. Myxomycetes) and water moulds (e.g. Oomycetes), which were/are traditionally treated by mycologist, are neither fungi nor animals nor plants: they belong to different eucaryan crown groups. At present, the kingdom Fungi comprises eight phyla, two of them, the Ascomycota and Basidiomycota within the only subkingdom Dikarya. The Ascomycota and Basidiomycota each are subdivided into three subphyla: the Taphrinomycotina, Saccharomycotina, and Pezizomyotina and, respectively, into Pucciniomycotina, Ustilagomycotina, and Agaricomycotina. Among the many new classes or class concepts within these classical phyla, the familiar classes "Ascomycetes" and "Basidiomycetes" do not exist any more. The remaining six phyla are: (1) Microsporidiomycota - unicellular endoparasites of animals including humans, with chitin cell walls and a so-called 'polar tube' (a hollow filament coiled within their spores). (2) Neocallimastigomycota - flagellated, strictly anaerobic fungi without mitochondria, living in ruminant animals. (3) Chytridiomycota - the classical flagellated, aerobic fungi (with mitochondria) living in water or wet environments. (4) Blastocladiomycota - fungi, which were formerly considered as zygomycetes, but with a distinct life cycle during which haploid gametosomata and diploid sporosomata are formed (e.g. Allomyces spp.). (5) Zygomycota with the four subphyla Mucoromycotina, Kickxellomycotina, Zoopagomycotina, and Entomophtoromycotina - classical zygospore-forming fungi with coenocytic mycelia; two classical groups within the Zygomycota, the Amoebidiales and Eccrinales (formerly classified within the gut-inhabiting Trichomycetes) are no longer considered to be fungi. (6) Glomeromycota - these fungi are important, obligate symbionts of land plants (VA-mycorrhizae); a few years ago still considered as classical Zygomycota, the are now completely accepted as a sister group of the Asco- and Basidiomycota.

15.00 - 15.30 E. Borghi (Borgo Val di Taro) - I funghi medicinali: tradizioni ed attualità
Riassunto: La medicina popolare asiatica, e tradizionale cinese in particolare (TCM), ha origini che risalgono a 2500 anni fa. I funghi riportati nei vecchi trattati della TCM sono stati attualmente studiati e molti di essi si dimostrano attivi come immuno-modulatori e immuno-protettori. Molti polipori, in particolare del Genere Ganoderma, mostrano proprietà benefiche sul nostro sistema immunitario rafforzando le nostre difese naturali contro infezioni virali e batteriche. In moderne Università delle coste del Pacifico (USA, Giappone, Cina) lo studio viene portato avanti con criteri e metodi scientifici ampiamente documentati. Questi studi evidenziano la presenza di alcuni composti chimici, beta-glucani ad esempio, già sperimentati in campo veterinario e che hanno dato ottimi risultati anche in Italia (suinicoltura). Anche nell'Est europa (Polonia e Russia) sono stati ripresi studi abbandonati per molti anni. Attualmente in Italia l'utilizzo di funghi medicinali è limitato alla Omeopatia ma anche nel mondo scientifico ufficiale europeo qualcosa si sta movendo. La recentissima scoperta di un potente antibiotico in un ascomicete, pubblicata da una delle più prestigiose riviste scientifiche mondiali (Nature), è la prova più convincente. Il nostro progetto che coinvolge 8 Istituti universitari italiani aspetta solo gli Sponsors.
Abstract: The popular Asiatic, and traditional medicine of China especially (TCM), has origins which go back 2500 years ago. Mushrooms shown in the old treaties of TMC have been at present studied and many of them prove to be as active as immuno-modulators and immuno-protectors. Many Poliporaceae, especially some of Genus Ganoderma, show beneficent properties on our immune system strengthening our natural defences against viral and bacterial infections.
In some modern universities of the coasts of Pacific (USA, Japan, China) the study is taken ahead with widely documented criteria and scientific methods. These studies highlight the presence of some chemical compounds, beta-glucan for instance, already tested in veterinary field and what have given remarkable results also in Italy (pig-breeding). Also in the east of Europa (Poland and Russia) studies have been started again, abandoned for many years.
At present in Italy the medicinal mushroom use is limited to homoeopathy but in the official European scientific world something is also moving. The very recent discovery of a powerful antibiotic in an ascomycete mushroom, published from one of the most prestigious worldwide scientific magazines (Nature), is the most convincing test. Our project which involves 8 Italian university institutes waits only for Sponsors.

Moderatori: C. Siniscalco & P. Follesa
15.30 - 16.30 Comunicazioni libere / Presentazione Poster / Premiazione Poster

C. Siniscalco - Il Progetto Speciale APAT sulla Micologia per un'integrazione degli aspetti ambientali con quelli sanitari
Riassunto: Il servizio "Tutela della Biodiversità" (APAT NAT-BIO) fa parte, insieme al servizio "Aree protette e pianificazione territoriale", "Carta della Natura" e quello sull'"Uso sostenibile delle risorse naturali", del Dipartimento "Difesa della Natura" dell'Agenzia per la Protezione dell'Ambiente e per i Servizi Tecnici. Nell'ambito delle attività istituzionali del Servizio, è stato previsto un progetto speciale che riguarda la micologia, all'interno del quale è stata stipulata una convenzione con l'Associazione Micologica Bresadola (AMB) e il suo Centro Studi Micologici, avente come scopo sia lo sviluppo di diversi temi di ricerca, sia la pubblicazione di una serie di rapporti tecnici APAT. Su questa linea di lavoro, l'Agenzia sta operando al fine di organizzare la più vasta rete operativa realizzabile in Italia sulle tematiche micologiche che ad oggi annovera, oltre l'APAT e l'AMB, anche le Università degli Studi di Pisa, Padova e Trieste; gli Istituti del Consiglio per le Ricerche e Sperimentazioni in Agricoltura (CRA); le ARPA regionali e la Riserva naturale di Monte Rufeno. Uno dei principali studi condotti da APAT in collaborazione con AMB e gli altri partner riguarda il censimento della flora micologica nazionale, al fine della compilazione di una check?list nazionale, comprensiva di eventuali check-list regionali, finalizzata alla stesura di una flora micologica nazionale corredata di una relativa cartografia micologica. La raccolta sul campo di materiale fungino, la sua determinazione, l'essiccazione e il conseguente imbancamento dei dati comporta il continuo aggiornamento del sistema informativo per l'archiviazione dei dati "ArchiviW32", che dal 2003 l'AMB condivide con APAT e ARTA Abruzzo. Al censimento della flora micologica nazionale è legato anche lo studio dei dati riguardanti la frequenza e l'ecologia delle varie specie rinvenute rivolto alla redazione di una lista di specie comuni e ad ampia distribuzione, di specie rare con distribuzione sporadica, e di specie a rischio di estinzione e quindi da salvaguardare in un'ottica di monitoraggio della biodiversità. Gli studi che vengono condotti sulle relazioni trofiche per ogni singola specie all'interno del relativo habitat consentiranno in un prossimo futuro di avere una maggiore conoscenza sulla diversità biologica dei macromiceti e dei mixomiceti ed in particolare sulla loro capacità di assorbimento. I funghi assumono e metabolizzano sostanze più o meno complesse del territorio circostante ed in particolare dello strato superficiale del suolo. Lo studio dei metalli pesanti nel corpo fruttifero dei macromiceti evidenzia come, la specificità di alcuni taxa, particolarmente bioaccumulatori, possano fornire spunti interessanti anche per gli studi riguardanti gli aspetti igienico - sanitari legati al consumo alimentare dei funghi. Inoltre, l'auspicato sviluppo di un sistema informativo per gli aspetti micotossicologici comprensivi anche dei fenomeni di bioaccumulo e bioconcentrazione sia di metalli pesanti, sia di sostanze xenobiotiche nei funghi può facilitare gli eventuali piani di biorisanamento. Per quanto riguarda le pubblicazioni in itinere, meritano una citazione sia il manuale operativo APAT, per l'abbinamento delle diverse specie di macromiceti ai vari habitat del territorio italiano identificati dalle classificazioni CORINE, sia il manuale APAT sui mixomiceti. Quest'ultimo si occuperà non solo degli aspetti morfologici e biologici dei principali generi italiani di mixomiceti, ma conterrà anche una trattazione specialistica di ciascuna specie fino ad ora reperita sul territorio nazionale con particolare attenzione al loro utilizzo come bioindicatori. Per quanto riguarda, invece, l'aspetto della condivisione delle esperienze e degli studi, il 2 ottobre 2007 è stato avviato un ciclo di seminari rivolti allo studio e alla tutela degli ecosistemi, ponendo come primo anello l'impiego dei funghi come indicatori biologici per il monitoraggio della qualità del territorio. Recentemente, anche i funghi sono entrati a far parte di quegli organismi utilizzati per la valutazione della qualità del territorio grazie alla loro diffusione e alle specializzate attività trofiche dei vari taxa. In molti casi, soprattutto per quanto riguarda le micorrize, la presenza o l'assenza di alcune specie fungine viene considerata un buon indicatore per stimare il degrado o la maturità di un ecosistema. Quindi lo studio sulle specie fungine si inserisce in un quadro ben preciso: promuovere l'utilizzo degli indicatori biologici nella valutazione della qualità ambientale. Ad oggi, le tradizionali tecniche di analisi chimico-fisica non sempre sono sufficienti a descrivere le variazioni di un ecosistema, mentre il biomonitoraggio consente di analizzare attraverso l'osservazione degli organismi viventi le modificazioni avvenute su un determinato habitat. In questo contesto, i funghi possono essere indicatori certi dello stato di salute o di malattia di un territorio, primo perché sono presenti in tutti gli habitat esistenti e colonizzano qualsiasi ambiente, in secondo luogo, per la loro capacità di vivere in simbiosi con altri organismi (piante, microrganismi, fauna del suolo) nell'ambiente in cui si trovano, assorbendo gli elementi presenti nel territorio. L'intento è quello di giungere ad un sistema di applicazione del biomonitoraggio condiviso e comune e, per fare ciò, è indispensabile confrontare gli approcci e le proposte dei diversi soggetti che si occupano della materia e che si sono dimostrati disponibili a collaborare, già a partire dal primo incontro. In tal modo, sarà poi possibile avviare una pianificazione integrata delle attività di monitoraggio, anche alla luce della Strategia Tematica del Suolo, lanciata dalla Commissione Europea (Comunicazione 179/2002 della Commissione Europea, Verso una strategia tematica per la protezione del suolo) ed adottata all'interno di una Proposta di Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 settembre 2006, che definisce un quadro per la protezione del suolo e modifica la direttiva 2004/35/CE. Nei prossimi anni e in particolare durante tutto il 2008 presso la sede APAT di via Curtatone a Roma si terranno seminari e workshop tesi a valorizzare le possibilità offerte in campo ambientale dall'utilizzo dei funghi, tanto nell'ambito della bioindicazione, quanto in quello della bioremediation, attuando la necessaria integrazione fra gli aspetti sanitari e quelli ambientali.
Abstract: The "Biodiversity Protection" Service (APAT NAT-BIO) is part, with the "Protected Areas and Land Planning" Service, the "Chart of Nature" Service, and the "Sustainable Use of Natural Resources" Service, of the Nature Conservation Department of the Agency for Environmental Protection and for Technical Services. Within the institutional activities of the NAT-BIO Service, a special project on Mycology, and a convention with the Italian "Bresadola" Mycological Association (AMB) and its Mycological Study Centre, have been established. Goal of these activities is the development of several themes of research, as well as the publication of a series of APAT's technical reports. On this working line, the Agency is actually organising a widespread network on mycological issues, that at present is composed by APAT, AMB, several Universities among which Pisa, Padua and Trieste, the Institutes of the Italian Council for Research and Experimentation in Agriculture (CRA), the Regional and Provincial Agencies for Environmental Protection and the Natural Reserve of Monte Rufeno. One of the main studies till now accomplished is the census of the mycological flora at the national level, in order to edit a national check-list, comprehensive of eventual regional check-lists, finalised to an Italian Report on the Mycological Flora and the relative Mycological Map at the 1:50.000 scale. Field collection of mycological samples, their determination, exsiccation and data capture imply a continuous updating of the informative system for data capture and processing, the "ArchiviW32" software, shared since 2003 by AMB with APAT and ARTA Abruzzo. The census of Italian mycological flora is also linked to a study of data on frequency and ecology of sampled species, to edit a list of common and widespread species, a list of rare species with limited distribution, and a list of species at risk of extinction and therefore worthwhile of conservation in a vision of biodiversity monitoring. The studies performed on food relationships for each species within its habitat will allow in a next future an increase of knowledge on biological diversity of macromycetes and myxomycetes and particularly on their absorption ability. Mushrooms assume and metabolise simple and complex substances from surrounding environment and particularly from the surface soil layer. Studies on heavy metals in macromycetes' carpophores highlight how some species, in particular the more bioaccumulators ones, can give interesting hints on hygienic-sanitary aspects following the food intake of mushrooms. Moreover, the long-awaited development of an informative system on mycotoxicological issues, including also phenomena of bioaccumulation and bioconcentration of both heavy metals and xenobiotics, will hopefully facilitate the bio-remedial plans. Other relevant subject is the editing of several publications, among which an APAT operative handbook to relate the different mushroom species with the Italian habitats identified by the CORINE Land Cover and the CORINE Biotopes classifications. Another APAT handbook will deal with myxomycetes, presenting the morphological and biological aspects of main Italian genera, as well as a species description for all taxa identified at present in Italy, and a particular attention to their use as biological indicators. On the capacity building and spreading of experiences, on October 2nd, 2007 a cycle of seminars on the study and conservation of ecosystems was launched, and the mushrooms as biological indicators for land quality monitoring have been chosen as first step issues. Recently, thanks to their widespread diffusion and specialised trophic activities, mushrooms achieved a status of organisms utilised as tools for land quality assessment. In several cases, particularly for the mychorrizal symbiotic species, the presence or absence of some taxa can clearly indicate the ecosystem maturity or degradation. Therefore, the exposed mycological studies operate in a general framework to promote the mushrooms as biological indicators of environmental quality. At present, the traditional chemical-physical analytical techniques are not always sufficient to depict all ecosystems variations, while biological monitoring allows an in-depth analysis of environmental modifications through observations on living organisms. In this context, mushrooms can clearly indicate land health or degradation, firstly due to their ubiquitous presence in all existing habitats and secondly for their ability to live in symbiotic relationship with other organisms (algae, plants, micro-organisms, soil fauna) in the environment where they live, absorbing the elements available in the surroundings. APAT's aim is to reach a common and shared system to apply biological monitoring; therefore, it is now essential to confront all different approaches and proposals coming from the different actors dealing with these topics and, since the very first meeting, who determined to collaborate. In this way, there will be room for an integrated planning of monitoring activities, even in the light of the Thematic Soil Strategy, launched on September 22nd 2006 by the European Commission (with COM 179/2002 CE) with a proposal for a European Soil Framework Directive of the European Parliament and the Council, which defines a framework for soil protection and modifies Directive 2004/35/CE. In 2008 and the following years, APAT will organise in its seat at via Curtatone, Rome, seminars and workshops to promote all possibilities offered by mycology for environmental issues, both in the biological monitoring and in the bioremediation fields, to integrate as required the sanitary aspects with the environmental ones.

C. Floccari - Avvelenamenti da Amanita phalloides: Dal silenzio sintomatologico all'epatite fulminante - Presentazione di casi clinici.
Riassunto: L'Amanita phalloides è la causa più frequente di epatite fulminante di origine alimentare. Ogni anno si registrano nel nostro paese nuovi casi di questa grave intossicazione, dovuti all'ingestione di un fungo la cui tossicità era nota fin dall'antichità. Obiettivi Il consumo di funghi non controllati rappresenta, per il cittadino, una condizione di rischio per la salute che può tradursi nel verificarsi di un evento lesivo, talora con esito infausto. Le istituzioni sanitarie, attraverso una politica di prevenzione, perseguono l'obiettivo di migliorare la sicurezza in campo alimentare, a tutela della salute. Materiali e metodi I casi clinici di avvelenamento da Amanita phalloides che presenteremo e discuteremo,si sono verificati nel territorio dell'Azienda Sanitaria n°4 di Cosenza, nel periodo compreso tra il 1999 ed il 2005, e per essi venne chiesta, dai medici del Pronto Soccorso ospedaliero, consulenza micologica al nostro Ispettorato. L'interesse clinico e tossicologico di essi ci ha indotto a raccogliere dati e documentazione sanitaria per condividerli con altri operatori per il confronto ed il consolidamento delle esperienze. Risultati. I tre pazienti intossicati, di età e sesso diversi,avevano consumato, a pranzo, funghi non controllati, manifestando dopo 12-15 ore una sindrome gastroenterica importante ed in successione i segni clinici ed ematochimici di danno epatico. Tutti e tre vennero ricoverati in ambiente attrezzato dove fu applicato intervento terapeutico mirato. Due pazienti vennero dimessi in completo benessere. Nel terzo paziente il danno epatico, dose dipendente, fu rapido e progressivo determinando un grave deterioramento della funzionalità e l'insorgenza di segni e sintomi neurologici della encefalopatia tossica con grave coagulopatia, caratteristici dell'epatite fulminante, che hanno richiesto intervento di trapianto epatico. Conclusioni. Nel processo assistenziale del paziente critico, qual è l'intossicato da funghi, fondamentale è la collaborazione multidisciplinare. Il coinvolgimento di figure professionali qualificate che operano nei Servizi di Prevenzione delle Aziende Sanitarie può consentire una precoce determinazione della specie fungina responsabile, rendendo possibile l'attuazione tempestiva di un intervento terapeutico mirato che può, in molti casi, evitare al paziente danni anche gravi. Basilare, nelle intossicazioni da funghi, è la prevenzione attraverso: a) il controllo e la determinazione dei funghi raccolti dai privati cittadini, presso gli Ispettorati Micologici; b) l'informazione capillare sui rischi tossicologici cui può esporre l'incauto consumo di funghi non controllati.

N. L. Cerioli, L. Migliore, G. Brambilla & E. Galli - Utilizzo dei funghi nella bioremediation
Riassunto: L'applicazione dei funghi negli studi sperimentali e nel monitoraggio della qualità del suolo è sempre più diffuso, anche grazie alla loro versatilità trofica ed alla loro ampia distribuzione geografica.La validità dei dati prodotti in questi contesti, ne ha consentito un utilizzo non solo come bioindicatori, ma anche per la bioremediation. Con termine inglese bioremediation si indica la rimozione, effettuata da piante superiori, funghi o batteri, di contaminanti presenti in suoli, sedimenti o acque: gli xenobiotici vengono immobilizzati e concentrati in modo tale da essere facilmente rimossi dall'ambiente; talvolta questo processo porta alla loro inattivazione e/o degradazione (Schnoor, 1998). La bioremediation risulta dunque essere un insieme di tecniche volte a eliminare l'inquinamento in modo naturale, con un ridotto impatto ambientale e bassi costi, sfruttandol'attività degradativa di organismi della rizosfera. Nello studio presentato si è ipotizzato di saggiare la loro efficacia sulla degradazione di un gruppo di antibiotici che costituisce un comune contaminante ambientale: le tetracicline sono un importante strumento in zootecnia per il controllo delle patologie. La loro somministrate per via orale comporta l'emissione di grandi quantità di farmaco ancora in forma attiva nelle deiezioni e, di conseguenza, l'immissione nell'ambiente a seguito dello smaltimento delle deiezioni stesse. La contaminazione dei comparti terrestri e acquatici ha effetti dannosi sulle comunità biotiche, inclusa la selezione di antibiotico-resistenze in microrganismi ambientali e patogeni (Migliore et al., 2006). Pleurotus ostreatus, comune fungo edule ligninolitico, ha come habitat le foreste tropicali e temperate, dove cresce su vecchie ceppaie e tronchi vivi di latifoglie ( ad esempio, gelsi e pioppi), fruttificando fra autunno e primavera. Numerosi studi dimostrano come in particolare i funghi Pleurotus ostreatus siano degli attivi degradatori di inquinanti organici, inclusi alcuni idrocarburi policiclici aromatici (Bezalel et al., 1996, Wolters et al., 1997), non solo di origine naturale, come la lignina, ma anche di xenobiotici tossici e cancerogeni, persistenti nell'ambiente come il creosoto (Polcaro et al., 2007). Sulla base di queste osservazioni si è supposto che questa specie sia in grado di degradare efficacemente anche l'antibiotico ossitetraciclina e si sono effettuate prove preliminari in terreno liquido, contenente tetraciclina con o senza micelio e successiva determinazione in HPLC. Lo studio condotto ha dimostrato l'efficacia del fungo Pleurotus ostreatus nella degradazione della ossitetraciclina. Infatti, la concentrazione di antibiotico nel terreno diminuisce col tempo molto più rapidamente in presenza del fungo. Nonostante la prova sia stata condotta su terreno di crescita liquido, Pleurotus ostreatus ha mostrato un'elevata potenzialità di applicazione nella decontaminazione di suoli contaminati da tetracicline, fatto di notevole importanza per lo smaltimento dei reflui zootecnici su terreni agricoli.

L. Berta & G.S. Filippone - Le intossicazioni da funghi nel territorio dell'ASL Provincia Milano 1
Riassunto: Sono stati analizzati i dati relativi alle intossicazioni da funghi occorsi nel territorio dell'Azienda Sanitaria Locale della Provincia di Milano n.1 (ASL) negli ultimi otto anni (dal 1999 al 2006). I dati relativi alle principali cause di intossicazione , nonché quelli inerenti le specie fungine più frequentemente coinvolte negli episodi, hanno messo in evidenza come cause principali: il consumo di questi frutti del bosco senza adeguate modalità di cottura, e/o di funghi in cattivo stato di conservazione, nonché la prevalenza di intossicazioni da Armillaria mellea, Clitocybe nebularis e Boletacee, in particolare Boletus edulis e suo gruppo, che risultano essere tra le specie maggiormente consumate dalla nostra popolazione. Si è notato inoltre che alla maggior incidenza delle intossicazioni negli ultimi anni del periodo in studio, si è accompagnato un incremento di accesso agli ispettorati micologici: verosimilmente a causa di una abbondante fruttificazione. Abbiamo allora confrontato l'incidenza degli episodi di intossicazione con i dati di piovosità raccolti da alcune Stazioni Pluviometriche lombarde , allo scopo di rilevare eventuali correlazioni tra fenomeni atmosferici, crescita fungina e intossicazioni stesse. Sono state selezionate le stazioni pluviometriche di Olmo al Brembo (BG) e Varese Campo dei Fiori, per le aree prealpine (a Est e Nord-Ovest di Milano); Milano San Leonardo e Spessa Po (PV), per l'alta pianura e la bassa pianura con l'Oltrepò. La scelta di queste stazioni pluviometriche è stata dettata dal fatto che si tratta di aree lombarde che risultano topograficamente molto frequentate per la raccolta di funghi da parte degli abitanti della nostra Azienda , oltre che per la disponibilità dei dati gentilmente concessi. Il confronto fra i dati suddetti non ha messo in evidenza correlazioni dirette tra numero delle intossicazioni e precipitazioni nel periodo in studio.

C. Pierozzi, G. Nardone, F. Rastelli, E. Balocchini, M. R. Caciolli & P .Piccioli - Epidemiologia delle intossicazioni da funghi nella Regione Toscana nel periodo 2004-2006
Riassunto: Nell'ambito delle tossinfezioni alimentari le intossicazioni da funghi presentano, nella Regione Toscana un'incidenza non trascurabile (6,76 casi/100000 ab. nei tre anni contro i 13,25 casi/100000 ab. delle tossinfezioni batteriche e virali). Obbiettivi. L'obiettivo dello studio è ottenere dei dati interpretabili che diano indicazioni precise sull'entità del fenomeno delle intossicazioni da funghi nella Regione Toscana al fine di poter orientare la politica regionale di prevenzione di tali patologie. Materiali e metodi. I dati provengono dagli Ispettorati Micologici delle 12 Aziende USL della Regione Toscana e sono il risultato degli interventi che i micologi hanno effettuato a seguito di chiamata da parte dei Pronto Soccorso ospedalieri, al fine di eseguire il riconoscimento delle specie consumate. Alcuni dati provengono dal Centro Antiveleni dell'Ospedale Careggi di Firenze, dati non riferibili alla sola Toscana in quanto il Centro serve più regioni dell'Italia Centrale. Risultati. Dai dati raccolti risulta che il 93.7 % dei soggetti è stato intossicato da funghi provenienti da raccolta privata, valore a cui si può aggiungere lo 0.5 % proveniente da funghi regalati. Solo alcuni intossicati (2.2%) riferiscono di aver mangiato funghi confezionati acquistati al Supermercato (2 casi) o di aver mangiato i funghi al ristorante (14 casi). Per quanto riguarda le specie fungine coinvolte, per il 58.1 % degli intossicati il dato non è disponibile mentre, per i casi in cui il genere è noto (308) si rileva che nel 73.7% l'intossicazione è dovuta a funghi non eduli, nel 19.8 % a specie commestibili, nel 6.5% l'indicazione solo del genere non permette di definire appieno le caratteristiche tossicologiche dei funghi coinvolti. Conclusioni. I dati raccolti ci indicano che la maggior parte delle intossicazioni, vere o presunte che siano, hanno origine da funghi provenienti da raccolte private. Non è trascurabile anche la percentuale di episodi dovuti a funghi eduli ma consumati in modo inadeguato e rimane comunque primaria la quota di episodi in cui non è stato possibile trarre conclusioni definitive ed esaustive. Si rende quindi necessario uniformare le modalità di intervento a livello regionale: i dati dovranno essere omogenei nell'intero ambito e riportare notizie esaurienti sulla provenienza dei funghi, sulla specie coinvolta, sullo stato di conservazione, sulle modalità di preparazione e quant'altro permetta di ottenere un quadro il più esauriente possibile. Inoltre, l'alta percentuale di intossicati da funghi provenienti da raccolta privata rendono necessario potenziare l'attività di supporto e di educazione alla popolazione da parte delle Unità territoriali.

M. Gulino - I costi sanitari degli interventi di prevenzione dell'Ispettorato Micologico rispetto ai costi dei ricoveri per intossicazione da funghi.
Riassunto: Lo studio ha lo scopo di confrontare i costi sanitari sostenuti dall'ASL 8 della Regione Piemonte per i ricoveri da intossicazione da funghi con i costi sostenuti per l'attività preventiva dell'Ispettorato Micologico della stessa Azienda. Dalla analisi delle specie fungine pericolose identificate dai giudizi di commes tibilità rilasciati tra il 2002-2006 è stato possibile quantificare il numero di intossicazioni da funghi "evitate" e, di conseguenza, di quantificare (e tradurre in costi) i probabili casi "evitati" di morbosità e mortalità che avrebbero potuto comportare ricoveri o passaggi in pronto soccorso. Il bilancio tra costi dell'Ispettorato ed i costi dei ricoveri evitati è ampiamente a vantaggio dell'attività preventiva.

D. Inzani, G. Melandri, D. Iacopetti & C. Alessi - Il rischio sanitario nel consumo alimentare dei funghi secchi
Riassunto: Questo lavoro trova origine da una collaborazione, iniziata a partire dal 1999 a tutt'ora, tra gli Ispettorati Micologici delle Az. USL di PC, RE e MO, sulla realizzazione di appositi percorsi formativi di specializzazione e aggiornamento professionale dei micologi delle tre Aziende, addetti al controllo sanitario in materia di funghi secchi, conservati/condizionati nonché alla consulenza ai Pronto Soccorso Ospedalieri per le intossicazioni da funghi. L'esigenza di sviluppare una professionalità micologica verso ambiti più specialistici, sorge sia come esigenza espressa dai Micologi afferenti le tre USL, sia come effetto indotto dalla nuova concezione sulla sorveglianza degli alimenti, in conformità con le direttive CEE. Nel 2003, con lo scopo valutare la qualità del prodotto fungino secco venduto in Emilia Romagna, è stato approntato un lavoro della durata di 4 mesi, basato su controlli relativi agli aspetti sanitari degli alimenti in esame, sulla verifica dell'intero ciclo produttivo, e sulla valutazione dell'accuratezza delle procedure di autocontrollo seguite dall'impresa nelle lavorazioni.

S. Balestreri - Organizzazione di un Ispettorato Micologico: proposta per la creazione di una banca dati sulle intossicazioni da funghi
Riassunto: Gli Ispettorati Micologici delle Aziende Sanitarie Locali (ASL), come previsto dalle Linee Guida Ministeriali (D.M. 16/10/1998), sono inseriti funzionalmente nel Dipartimento di Prevenzione e precisamente nel Servizio Igiene Alimenti e Nutrizione (SIAN) tra le cui competenze rientra l'importante funzione di controllo ufficiale dei funghi nell'ambito pubblico e privato.
Un aspetto da sviluppare ed approfondire sui risultati di attività, è quello relativo all'archiviazione e alla conseguente gestione dei dati derivanti dall'attività istituzionale degli I.M., questa va potenziata e codificata in maniera uniforme al fine di realizzare una banca dati sulle intossicazioni a livello nazionale

16.30- 16.45 Discussione

16.45 -17.30 Test di valutazione ECM

17.30 CHIUSURA DEI LAVORI



        Segreterie
        Segreteria Scientifica
        - Dr.ssa Francesca Assisi - Centro Antiveleni, Ospedale Niguarda di Milano
        - Prof. Karl Kob - Gruppo Micologico A.M.B. di Bolzano

        Segreteria Organizzativa
        - Prof. Carlo Papetti - Direttore Fondazione Centro Studi Micologici dell'A.M.B
        - Sig. Gianfranco Visentin - Vice Presidente dell'A.M.B.

        Commissione Micotossicologia Fondazione Centro Studi Micologici dell'A.M.B.
        - Brunelli Ermanno - E-mail: Questo indirizzo email √® protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
        - Tani Oscar - E-mail: Questo indirizzo email √® protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
        - Papetti Carlo - E-mail: Questo indirizzo email √® protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
        - Kob Karl - E-mail: Questo indirizzo email √® protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
        - Follesa Paola - E-mail: Questo indirizzo email √® protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
        - Cocchi Luigi - E-mail: Questo indirizzo email √® protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
        - Assisi Francesca - E-mail: Questo indirizzo email √® protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
        - Siniscalco Carmine - E-mail: Questo indirizzo email √® protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
        - Gianfranco Visentin - E-mail: Questo indirizzo email √® protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

A.M.B.

ASSOCIAZIONE MICOLOGICA BRESADOLA
via A. Volta 46, I
38123 - Trento (TN)
C.F. 80017380223
Tel e Fax 0461.913960
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